Note di Regia

Quando mi è stato proposto di seguire la regia dello spettacolo “A.N.N.A. - Amore Non Ne Avremo” pensai che sarebbe stato molto complesso accomunare le figure di Peppino Impastato e di Aldo Moro, associate solo, apparentemente, dalla data della morte, quel fatidico 9 maggio 1978.
Invece man mano che approfondivo lo studio di queste due figure e dei fatti che in quei giorni hanno caratterizzato la storia del nostro Paese, ho capito che c’era dell’altro. Entrambi avevano una fortissima passione per quello che facevano, ci credevano fino in fondo e senza mezzi termini, l’uno credeva nel senso dello Stato, l’altro nella lotta alla mafia, che è comunque un senso dello Stato. Entrambi rischiavano direttamente sulla loro pelle, certo Moro non avrebbe immaginato di morire, ma la morte politica era comunque una possibilità messa in conto dallo statista democristiano che decideva in quei giorni di aprire il governo ai comunisti, morte politica che si è concretizzata nell’isolamento in cui fu abbandonato dai suoi compagni di partito e che poi l’ha effettivamente portato alla morte fisica.

Per Peppino Impastato il rischio di venire ucciso, invece, era sicuramente più presente e lui ne era certamente molto più consapevole e, chissà, forse più preparato, se è possibile prepararsi alla propria morte. Sicuramente aveva assunto pienamente la responsabilità dei suoi atti e del suo comportamento, qualsiasi cosa questo implicasse.

La struttura dello spettacolo è quella del viaggio. I tre personaggi (Moro, Impastato e la Terrorista) sono seduti su tre sedie, isolati l'uno dall’altro, ognuno nella prigione (concreta o ideale) in cui è stato messo o in cui si è autorecluso. I tre sono fronte pubblico, come davanti ad un tribunale che li deve giudicare e lì scalano i 55 giorni della prigionia di Moro fino ad arrivare alla loro morte il 9 maggio. Qui finisce la prima parte dello spettacolo e comincia il viaggio.

I tre sono morti e attraversano lo spazio e il tempo. Viaggiano attraverso dei luoghi simbolici: una spiaggia, una fabbrica ed un aeroporto, ma viaggiano contemporaneamente attraverso gli anni, quei trent'anni che li separano dal nostro presente. Arrivano ai nostri giorni per vedere cosa sono diventati e scoprono di essere... dei simboli. Dei simboli privati della loro umanità. Delle icone svuotate tirate per la giacca da amici e nemici.

Con “A.N.N.A. - Amore Non Ne Avremo” abbiamo cercato di ridare umanità a due icone della storia italiana, attraverso l'amore che li accomunava. Abbiamo provato a rimettere carne e sangue dentro le immaginette che in questi giorni circolano rumorose. Senza voler dare alcun giudizio politico sul loro operato, ma cercando l’umanità che sta alla base delle scelte di vita che entrambi hanno intrapreso fino al loro sacrificio finale.

Paolo Trotti, 24 Aprile 2008