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Note di Regia Per Peppino Impastato il rischio di venire ucciso, invece, era sicuramente più presente e lui ne era certamente molto più consapevole e, chissà, forse più preparato, se è possibile prepararsi alla propria morte. Sicuramente aveva assunto pienamente la responsabilità dei suoi atti e del suo comportamento, qualsiasi cosa questo implicasse. La struttura dello spettacolo è quella del viaggio. I tre personaggi (Moro, Impastato e la Terrorista) sono seduti su tre sedie, isolati l'uno dall’altro, ognuno nella prigione (concreta o ideale) in cui è stato messo o in cui si è autorecluso. I tre sono fronte pubblico, come davanti ad un tribunale che li deve giudicare e lì scalano i 55 giorni della prigionia di Moro fino ad arrivare alla loro morte il 9 maggio. Qui finisce la prima parte dello spettacolo e comincia il viaggio. I tre sono morti e attraversano lo spazio e il tempo. Viaggiano attraverso dei luoghi simbolici: una spiaggia, una fabbrica ed un aeroporto, ma viaggiano contemporaneamente attraverso gli anni, quei trent'anni che li separano dal nostro presente. Arrivano ai nostri giorni per vedere cosa sono diventati e scoprono di essere... dei simboli. Dei simboli privati della loro umanità. Delle icone svuotate tirate per la giacca da amici e nemici. Con “A.N.N.A. - Amore Non Ne Avremo” abbiamo cercato di ridare umanità a due icone della storia italiana, attraverso l'amore che li accomunava. Abbiamo provato a rimettere carne e sangue dentro le immaginette che in questi giorni circolano rumorose. Senza voler dare alcun giudizio politico sul loro operato, ma cercando l’umanità che sta alla base delle scelte di vita che entrambi hanno intrapreso fino al loro sacrificio finale. Paolo Trotti, 24 Aprile 2008
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